Tris geografico sulle pagine dell’Espresso

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La geografia conserva un ruolo importante come chiavedi lettura della cultura, del territorio e dei popoli. Un bel tris di tre articoli, appunto, sulla geografia come cultura e scienza dei luoghi, è stato pubblicato dal settimanale l’Espresso, firmato da nomi importanti come Franco Farinelli, Lucio Caracciolo e Ilvo Diamanti.

È da un po’ che la geografia è riapparsa tra i temi di grande rilievo, prima con l’uscita del libro di Federico Rampini che la propone come metodo di lettura del mondo in cui viviamo. Un mondo in divenire che cambia frequentemente gli equilibri culturali e quindi “geografici”.

Why all world maps are wrong

Sull’Espresso, al fondo dell’edizione del 28 gennaio, tre firme importanti ne riprendono le fila. Farinelli si richiama alla questione della “espressione geografica” che l’Italia ispirava all’epoca del Metternich, prima ancora che la stessa potesse essere percepita come nazione. Su questo tema si aggancia la lettura del delicato rapporto tra geografia e confini culturali, ma anche tra cartografia e geografia.

Ma la geografia è ancora più significativa se si parla di geopolitica, e Caracciolo indica la strada dalla terra all’uomo con cui la cartografia “appassiona e si carica di storia, ma accoglie anche miti e rende Putin uno zar che salva l’impero russo ed Erdogan il sultano della Turchia”. Insomma, la geografia – a parte nella scuola italiana dove è stata svalorizzata da figure come la ministra Gelmini nell’era piena del berlusconismo – è qualcosa che interessa tutti e sempre più.

Così come afferma Ilvo Diamanti, in lode delle mappe, che da quando ha iniziato a collaborare con Repubblica, all’inizio degli anni 2000, è stato associato alla terna topica di mappe, atlanti e bussole. E i confini, nonostante l’era della globalizzazione, vengono ora rivalutati perché questi “definiscono, creano contesti comuni e specificano la nostra identità. E perché non possiamo fare a meno delle bussole, con cui tracciare nuovi confini e percorrere nuove strade...”.

Un inno alla geografia, che tutto sommato è una scienza e una cultura che non morirà mai, almeno fino a quando saremo interessati al nostro spazio, alle nostre relazioni. O forse perché, come spesso mi capita di dire, il primo linguaggio dell’uomo è stato proprio la geografia che al primo meeting ha recitato: “ io sono qui, tu qua, e lui là”, e con questo ha posto le vasi della relazione geospazialee geografica a tre.

Il passo successivo sono le nuove interpretazioni di questa disciplina in un’ottica smart, la cosiddetta geografia intelligente, uno spazio per tutti così come la nostra Geo4Fun insegna.

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